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rito semplificato | 02 Marzo 2015

La facoltà del querelante di opporsi al decreto penale di condanna è incostituzionale

di Per Da Di Colorare Bambini Scarpe Donna Disegno13 Stan 43 cq2871 Adidas Scarpe Green Cq2871 Collegiate Smith Art vZHqwz - Avvocato e Dottore di ricerca in Giustizia costituzionale

  II querelante, quale persona offesa dal reato, non ha alcun interesse meritevole di tutela che giustifichi la facoltà di opporsi a che si proceda con il rito semplificato.

(Corte Costituzionale, sentenza n. 23/15; depositata il 27 febbraio)

 

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 23, depositata il 27 febbraio 2015.
Definizione del giudizio con il decreto penale di condanna: l’opposizione del querelante viola la Costituzione? La pronuncia in commento trae origine dalla questione di legittimità costituzionale dell’art. 459, comma 1, c.p.p. (come sostituito dall’art. 37, comma 1, l. n. 479/1999) nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l’emissione di decreto penale di condanna.
Secondo il giudice a quo, la norma censurata violerebbe l’art. 111 Cost., in quanto la facoltà del querelante di opporsi alla definizione del procedimento con il decreto penale di condanna, comportando necessariamente il ricorso ad altro rito, determinerebbe un’inevitabile ed ingiustificata dilatazione dei tempi di definizione del processo in palese violazione del principio della ragionevole durata.
Inoltre, con riferimento alla violazione del principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., il rimettente ritiene che la facoltà di opporsi alla definizione del procedimento con il decreto penale di condanna non trovi alcuna giustificazione ragionevole nella tutela di un interesse del querelante, così come non trovi alcuna giustificazione la diversità di disciplina rispetto alla definizione del procedimento mediante richiesta di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. che non prevede un’analoga facoltà di opposizione in capo al querelante.
La Consulta ricorda i benefici premiali del procedimento per decreto. La pronuncia in commento ribadisce, innanzitutto, che il procedimento per decreto è un rito premiale che risponde ad evidenti esigenze deflattive: si tratta di uno strumento di definizione anticipata del procedimento che consente il maggiore risparmio di risorse e la maggior semplificazione.

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Com’è noto, con il decreto penale di condanna il gip applica all’imputato, su richiesta del pm, una pena pecuniaria ridotta fino alla metà, senza la necessità di alcuna attivazione preventiva del contraddittorio. L’imputato può presentare opposizione, nei 15 giorni successivi alla notifica del decreto, determinando l’instaurazione di un processo mediante il rito immediato o mediante altro rito speciale quale il patteggiamento o il giudizio abbreviato.
I benefici premiali consistono, in primo luogo, nella possibilità di una riduzione della pena fino alla metà del minimo edittale e, in secondo luogo, nell’esclusione della condanna alle pene accessorie così come della condanna al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre il decreto penale di condanna, anche se divenuto esecutivo, non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo, e il reato si estingue se, nei cinque anni successivi per i delitti e nei due anni successivi per le contravvenzioni, l’imputato non commette altri reati della stessa indole.
Nella versione originaria, prima della modifica avvenuta nel 1999, il procedimento per decreto era riservato ai soli reati perseguibili d’ufficio. L’art. 37, comma 1, l. n. 479/1999 ha profondamente innovato la disciplina del procedimento per decreto, estendendo il rito anche ai reati perseguibili a querela, se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi.
Il procedimento per decreto non lede i diritti del danneggiato. Secondo la Consulta, la norma censurata non trova una valida giustificazione né con riferimento alla posizione processuale della persona offesa, né con riguardo a quella del querelante. La persona offesa, nel processo penale, è portatrice di un duplice interesse: quello al risarcimento del danno, che si esercita mediante la costituzione di parte civile, e quello all’affermazione della responsabilità penale dell’autore del reato, che si esercita mediante un’attività di supporto e di controllo dell’operato del pm.
In tal senso, proprio con riferimento al decreto penale di condanna, il giudice delle leggi, prima della riforma del 1999, aveva già avuto modo di affermare che l’eventuale impossibilità per il danneggiato di partecipare al processo penale non incide in modo apprezzabile sul suo diritto di difesa e, ancor prima, sul suo diritto di agire in giudizio, poiché resta intatta la possibilità di esercitare l’azione di risarcimento del danno nella sede civile, traendone la conclusione che ogni separazione dell’azione civile dall’ambito del processo penale non può essere considerata come una menomazione o un’esclusione del diritto alla tutela giurisdizionale, essendo affidata al legislatore la scelta della configurazione della tutela medesima, in vista delle esigenze proprie del processo penale (Corte Cost., n. 443/1990, n. 171/1982 e n. 166/1975).
Inoltre, sempre ad avviso della Consulta, risulterebbe improprio un sistema che consentisse di esperire un determinato rito alternativo, sussistendone i presupposti, solo in dipendenza di una sorta di determinazione meramente potestativa della persona offesa, che non riveste la qualità di parte (Corte Cost., ord. n. 124/1999).
La facoltà riconosciuta al querelante determina una disparità di trattamento. La pronuncia in commento rileva, poi, che la possibilità di esercitare l’azione civile nel processo penale da parte del querelante mediante l’opposizione alla definizione del procedimento con il decreto penale di condanna è del tutto incoerente con la mancata previsione di una analoga facoltà di opposizione nella disciplina del patteggiamento. In tal caso, infatti, qualora il condannato avanzi richiesta di applicazione della pena e ottenga il consenso del pm, al querelante, anche se costituito parte civile, non resta alcun potere di interdizione del rito dovendo trovare esclusivamente nella sede civile il luogo della tutela del proprio interesse al risarcimento del danno. Ne consegue che la diversità di disciplina tra il procedimento per decreto e quello relativo all’applicazione della pena su richiesta delle parti non trova una ragionevole giustificazione nell’interesse alla costituzione di parte civile della persona offesa/querelante.
Il potere di opposizione del querelante viola il principio della ragionevole durata del processo. La possibilità per il querelante di opporsi alla definizione del procedimento con decreto non trova adeguata giustificazione neanche in relazione all’interesse della persona offesa all’accertamento della responsabilità dell’autore del reato, interesse che si realizza mediante l’attività di supporto e di controllo rispetto all’esercizio dell’azione penale del pm.
Sotto il profilo dell’attività di supporto dell’azione del pm, la Consulta ricorda che, perché questi possa chiedere l’emissione del decreto penale di condanna, è necessario che gli elementi raccolti nell’indagine preliminare risultino idonei, non solo a sostenere un’accusa in giudizio Sport E Style Aw Abbigliamento Lab Di World Athletes Urban Scarpe gq66UOex art. 125 disp. att. c.p.p., ma a provare con certezza la responsabilità dell’imputato: nella fase delle indagini, il querelante è, ovviamente, titolare di tutti i poteri della persona offesa e può fornire tutto il supporto che ritenga necessario all’azione del pm mediante l’indicazione di fonti di prova.
Quanto al controllo sull’esercizio dell’azione penale, si evidenzia che la richiesta di decreto penale di condanna è una modalità di esercizio dell’azione penale e che, qualora la stessa venga accolta, il procedimento si conclude con l’affermazione della responsabilità penale dell’imputato (querelato) con piena soddisfazione del corrispondente interesse del querelante.
Risulta evidente, pertanto, la differenza dai casi in cui il potere di opposizione riconosciuto alla persona offesa è diretto: a) a sollecitare l’esercizio dell’azione penale (opposizione all’archiviazione ex art. 409 c.p.p.); b) ad impedire la definizione del giudizio con una pronuncia di improcedibilità per la tenuità del fatto (art. 34, d.lgs. n. 274/2000). Nel caso del decreto penale di condanna, infatti, la rappresentazione dei fatti esposta in querela ha trovato riscontro nell’attività d’indagine del pm e il querelante ha visto accolta la sua richiesta di punizione del querelato.
In conclusione, il querelante, quale persona offesa dal reato, non ha alcun interesse meritevole di tutela che giustifichi la facoltà di opporsi a che si proceda con il rito semplificato, fermo restando che qualora l’imputato proponga opposizione, questi è rimesso nei pieni poteri della persona offesa (o della parte civile) per le successive fasi del giudizio. La norma in esame, pertanto, determina una lesione del principio della ragionevole durata del processo, senza che la stessa sia giustificata dalle esigenze di tutela del querelante o della persona offesa, che devono ritenersi congruamente garantite.

 



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